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Leighton Somerset, visconte di Sheffield, aggrottò le sopracciglia sfogliando I documenti - старонка 13


ricerca della sua futura moglie. Era in un gruppo di noiosi amici di sua madre. Osservandola,

Leighton desiderò andarle vicino e accarezzarla, e gli riuscì difficile ascoltare il blaterare di

Charles. A prima vista sembrava attento alle parole dell'amico, in realtà era completamente

distratto, una pratica che aveva imparato ad affinare nel corso del tempo. Lei sollevò gli occhi

e, incrociando il suo sguardo, gli sorrise. Con un impercettibile cenno del capo Leighton la

invitò a raggiungerla e a quel punto Melissa si scusò con i suoi amici. Lui tornò a rivolgere la

propria attenzione a Charles finché lei non fu al suo fianco, poi si voltò a salutarla. Melissa

aveva quell'aspetto di fredda compostezza che la faceva apparire inavvicinabile e Leighton

notò quanto fosse speciale.

Tra gli amici lei si rilassò un poco, ma aveva comunque l'aria di chi stava in guardia, pronta

a fronteggiare un pericolo improvviso. Leighton le prese la mano baciandogliela e ricevette in

cambio un caldo sguardo di gratitudine. Il suo sorriso era solo per lui, un qualcosa da cui gli

altri erano esclusi. Melissa era sua, grazie al cielo, e presto avrebbe anche portato il suo

nome. Al diavolo quella stupida scommessa, e le vaghe raccomandazioni di suo padre.

Melissa si guardò allo specchio poi si diede un pizzicotto per assicurarsi di non stare

sognando. Lo specchio le rimandava la sua immagine dai grandi occhi castani colmi di

stupore, ombreggiati dai vaporosi capelli che le scendevano sul vestito di satin bianco.

«Melissa Hampton, stai per sposare l'uomo più bello, più brillante, gentile e... divertente di

tutta l'Inghilterra!» esclamò sentendosi assolutamente felice e ringraziando il cielo che quel

fatidico giorno fosse finalmente arrivato. Sarebbe stata una lunga giornata, la cerimonia della

mattinata sarebbe stata seguita dal pranzo a mezzogiorno con una festa che si sarebbe

protratta fino a sera. Scosse la testa ricordando le estenuanti discussioni sulla festa e i dettagli.

A Leighton sarebbe piaciuto che il matrimonio avvenisse a Greyhaven, ma il conte non aveva

voluto saperne di far varcare la soglia a Gloriana, mentre quest'ultima non avrebbe disdegnato

che la cerimonia fosse celebrata a Londra, in modo da potervi convogliare il massimo numero

di persone importanti. Infine era stato deciso per la casa in città di Leighton. L'unica a cui non

era importato nulla di tutto ciò era stata Melissa.

L'unica cosa che sapeva e che le interessava era il fatto che sarebbe tornata a casa con il

visconte. Si rendeva conto di essere molto felice quando era con Leighton: era come esserne

innamorata, se solo lei avesse creduto a quel mucchio di sciocchezze.

Lui le piaceva molto, si disse Melissa. E quella notte gli avrebbe mostrato quanto, pensò

maliziosamente.

Lei non ignorava quello a cui andava incontro una volta che fosse stata nel letto

matrimoniale. Non era stata sua madre a erudirla in tal senso, che anzi non aveva mai

menzionato la spinosa questione. L'educazione di Melissa in quel campo veniva dalla sua

amica di scuola Betsy Belmont, che parlava molto probabilmente per esperienza personale.

Solo adesso lei riusciva a condividere l'entusiasmo delle ragazze più grandi per quel genere di

cose.

Melissa intuiva che si sarebbe dovuta vergognare a causa di tali desideri, ma non poteva

farci niente. Ricordava ogni momento passato nelle sue braccia e moriva dalla voglia di

esservi di nuovo. Non avrebbe permesso a niente e a nessuno di rovinare la sua luna di miele.

Durante la lunghissima cerimonia prima, e il sontuoso pranzo di nozze poi, Melissa sorrise.

Sorrise agli amici della madre, alle facce strane che la fissavano e sorrise a suo marito.

Arrivati al momento della torta le sembrò di scoppiare di gioia.

«Siete raggiante, oggi» disse Leighton chinandosi verso di lei in modo protettivo. «E

infinitamente bella.»

«Se continuerete a dirmi queste cose, finirò col crederci...» gli sussurrò Melissa all'orecchio.

«Ah Duncan!» esclamò Leighton allorché questi gli si avvicinò. «Melissa, vi presento mio

cugino, Duncan Rhodes.»

«Congratulazioni, signora» si complimentò lui con un sorriso accattivante mentre le tendeva

la mano. Poi tornò a rivolgersi a Leighton: «Non so proprio come il conte sia riuscito a

sfuggirmi sul Continente».

«Non fa nulla» osservò Sheffield stringendosi nelle spalle. «Ormai siamo tutti una grande

famiglia, non è così?» chiese poi a sua moglie, posandole un braccio sulle spalle come a

volerla inserire nella conversazione. Melissa, che non aveva prestato grande attenzione,

sorrise gentilmente alla risata di Duncan. Sembrava una risata secca come un colpo di tosse.

«Del resto, non abbiamo interferito più di tanto con i vostri programmi, perché infatti

eccovi qui, sposato proprio come avevate stabilito. Dovreste inginocchiarvi e ringraziare

questa giovane fanciulla» osservò lanciando un'occhiata a Melissa, «sapendo bene che l'avete

sposata solo per risolvere i vostri problemi.»

Lei era troppo di buonumore e sufficientemente esperta per far trasparire la sua sorpresa.

Duncan si era fermato drammaticamente per lasciare che le sue parole sortissero qualche

risultato, ma quando notò che Melissa non reagiva, abbozzò un sorriso che tuttavia non riuscì

a mascherare la sua delusione.

«Sto riferendomi a Greyhaven, naturalmente. Quest'uomo quanto meno è innamorato di una

proprietà, grazie al cielo» precisò in tono derisorio, cercando lo sguardo di Melissa.

«Nonostante abbia una lingua di serpente, Duncan non è poi così male come sembra»

osservò Leighton.

«Chiedeteglielo, signora. È solo un mucchio di mattoni che vostro marito ha salvato oggi

grazie al vostro denaro. Non era forse la vostra preoccupazione principale, cugino?»

Il visconte di Sheffield rise, ed era una risata dal suono argentino, che fece sorridere

Melissa nonostante l'argomento. «No, non è così.»

«Bugiardo» sibilò Duncan.

«Perché non vi rendete utile e andate a cercare il conte?» chiese Leighton.

«Perché, contrariamente a quanto credete, non sono la sua balia» borbottò Duncan. Si voltò

verso Melissa. «Buona giornata, signora.»

«Che strano soggetto» mormorò Melissa, rifiutandosi di farsi influenzare da quelle

cattiverie. Leighton scoppiò a ridere ancora. «Che c'è di tanto divertente?»

«Rido pensando a quanto possa essere sgradevole Duncan.»

«E cosa pensate riguardo a quello che ha detto?» si azzardò a domandargli. Leighton si

chinò. «Mia cara moglie, nel giorno del mio matrimonio l'unico pensiero che mi domina la

mente è quello di portarvi nel mio letto.»

Melissa si ritrasse e non riuscì a scherzare sull'argomento così come stava facendo suo

marito.

«Temo di non avere sufficiente esperienza in questo genere di cose, signore. Come fate a

sapere che vi piacerà?»

«Vi sembro forse preoccupato?» la sfidò lui. La sua mano scivolò casualmente sul fondo

della schiena. «Vi insegnerò tutto quello che dovete sapere, e se dimenticherò qualcosa,

vedremo di trovarla insieme.»

A quel punto lei rise deliziata. «Basta. Mi state prendendo in giro. La gente ci sta guardando

e parlerà.»

Leighton si guardò in giro. «Se mi importasse qualcosa di ciò che dicono di me o della mia

famiglia, sarebbero già riusciti a distruggermi molto tempo fa.»

«Ovviamente non ce l'hanno fatta, poiché mi sembrate ancora abbastanza robusto» osservò

lei in tono soave.

Lui si chinò di nuovo. «Lo sono, cara mogliettina, e fra poco ve lo proverò.»

«Adesso basta» gli ordinò Melissa con il viso in fiamme.

«Adoro prendervi in giro» le confidò il visconte.

Dall'altra parte della sala, Cecile guardava il visconte di Sheffield mentre corteggiava sua

moglie e trovava la cosa disgustosa. No, anche di più. Rivoltante.

Sorbì lo champagne rapidamente. «Vedete se riuscite a trovare qualcosa che si possa bere»

disse al suo compagno, lord Baltimore. E fai in fretta, idiota, pensò sorridendo, mentre lo

guardava andarsene.

Poi, quasi inconsciamente, il suo sguardo tornò sugli sposi. Sentì la gola in fiamme e cercò

il bicchiere. Vuoto. Se n'era dimenticata. Accidenti.

Generalmente Cecile era un'attrice consumata e non v'era una sola persona che riuscisse a

capire cosa le stesse accadendo. Si guardò attorno per essere certa che nessuno dei presenti la

stesse osservando. Era molto probabile che nessuno ricordasse lasua storia con lo sposo.

Aveva nascosto i suoi sentimenti molto bene per tutti quegli anni. Chi avrebbe potuto

affermare che nessun altro era stato come Leighton? In verità, chi avrebbe potuto dire che era

l'unico che avesse mai amato?

Era così immersa nei suoi pensieri che non si accorse della presenza al suo fianco del conte.

«Cecile, amore mio!» esclamò lui sedendosi sulla sedia accanto alla sua.

«Conte, è un piacere rivedervi» sorrise lei.

«Questo è il meglio che riuscite a fare?» brontolò lui baciandola sonoramente sulle labbra.

Aveva bevuto parecchio.

Stupidamente Cecile si chiese la ragione. Forse lei non era l'unica a essere infelice per quel

matrimonio. D'altra parte Cecile aveva sempre saputo che Leighton avrebbe sposato il denaro.

Dunque perché le era così difficile assistere a quell'evento?

No, decise Cecile, non era il matrimonio che la turbava, era il modo in cui Leighton

sembrava esserne lieto. Improvvisamente capì che, poiché aveva sempre pensato che il

visconte avrebbe fatto un matrimonio di convenienza, si era illusa che sarebbe stato

insignificante quanto il suo. In quell'istante Cecile capì molto di se stessa, e realizzò quanto le

cose fossero andate diversamente da come aveva previsto. Fu sommersa da un'ondata di tetra

infelicità. Adesso, lottando per sconfiggerla, cercò l'unico modo che conosceva ed era in

grado di usare: la vendetta. Cecile decise che avrebbe sconvolto la felice coppietta e avrebbe

assistito al loro sfracellarsi. Per la prima volta in quella giornata le sue labbra si mossero in

un autentico sorriso.

CAPITOLO 9

Cecile alzò gli occhi con uno scintillio all'idea del nuovo gioco. «Come mai ho la

sensazione che qualcosa vi disturbi, Cubby, amore mio?» chiese lei.

«Puah! Non reggo quella strega ossuta» disse, estraendo una fiaschetta dalla tasca. «Lo

champagne è orribile» aggiunse, prendendo il bicchiere di lei e riempiendolo di liquore.

Cecile rise sentendo l'aroma del brandy. «Grazie Cubby, va bene.» Era lieta di condividere il

malumore verso la sposa, ma non comprendeva perché il conte la definisse ossuta. «Temo di

non vederla come ossuta» osservò.

«Non la ragazza. La madre» spiegò lui.

«Oh?» si stupì Cecile, con il sopracciglio alzato dalla curiosità.

«Gloriana Hampton, puah!» esclamò il conte, come se dovesse liberarsi del cattivo sapore

di quel nome. «Quella donna non entrerà mai nella mia casa, Cecile» l'avvertì.

«Perché dovreste farla entrare?» gli domandò lei innocentemente.

«Infatti, infatti. Sono ancora il proprietario di quella dannata casa, no? Quel pesce lesso può

aver comprato mio figlio, ma di certo non ha comprato casa mia e nemmeno me!» La sua

voce era abbastanza alta per attirare l'attenzione degli ospiti che gli erano accanto, ma Cecile

non constatò né sorpresa né vergogna a quell'uscita. Invece, cominciò a considerare con

interesse quel nuovo aspetto della situazione.

«Voi siete il solo padrone della proprietà, mio signore. Se non volete quella donna,

impeditele di entrare» lo consigliò.

«Avete ragione, naturalmente. E lo farò senz'altro, non dubitatene.»

«Non ne ho alcun dubbio, signore. E sarete certamente abbastanza saggio da farle capire fin

dall'inizio i suoi limiti. Così non ci sarà di che discutere in seguito.»

«Sante parole, Cecile. Posso cominciare a chiarire la questione già da adesso.» Si alzò non

troppo stabilmente, ma riuscì comunque ad assumere un'espressione fiera e a sparire tra la

folla degli invitati.

Anche Cecile si alzò e si diresse verso gli sposi. Stavano sorridendo, apparentemente felici,

ma lei non volle farsi influenzare dalla cosa.

Con uno sguardo dolce, Cecile si avvicinò a Leighton toccandogli il braccio. Lui si chinò

subito per sentire cosa avesse da dirgli. «Caro Leighton credo che vostro padre stia per

affrontare la vostra carissima suocera.»

«Dannazione.» La testa di Leighton si alzò e un'ombra di timore passò sul suo bel viso.

Posò una mano sulle sue braccia nude. «Grazie Cecile. Siete un angelo a sorvegliarlo»

aggiunse sorridendo. Poi si chinò verso sua moglie. «Vado a controllare il conte. Cecile pensa

che stia meditando qualcosa» le spiegò. Si voltò alla ricerca del padre, lasciando Melissa con

la duchessa.

«Vostra Grazia» la salutò Melissa in tono cortese.

«Tutte le mie congratulazioni, cara» si complimentò Cecile con un sorriso.

«Vi ringrazio...» mormorò. Nonostante le parole fossero estremamente gentili, Cecile

sembrava rivolgersi a un insetto noioso. Melissa sospettò che ci fosse un motivo tutto

personale per quella manifesta antipatia, ma non ne capiva la causa.

«Per favore, chiamatemi Cecile» la pregò la duchessa, come per contrastare i pensieri di

Melissa.

«È stato proprio un bel matrimonio» aggiunse aprendo il ventaglio.

«Grazie» ripeté piano lei. Forse erano gli occhi o la piega della bocca, ma Melissa sapeva

che c'era molto di più di quanto traspariva a un primo sguardo.

In realtà la bella duchessa era abbastanza sfuggente. Lei pensò che era come se un cattivo

presentimento fosse collegato a quella donna.

«Credo che sia proprio il matrimonio della Stagione.» Si guardò casualmente intorno, poi

ritornò a fissare Melissa. «Gli ospiti sembrano divertirsi molto. Naturalmente Baltimore è già

fin troppo ubriaco» osservò lanciando un'occhiata verso lord Baltimore. Con orrore Melissa

constatò che si era addormentato sulla sedia.

«Santo cielo!» esclamò lei sorpresa.

Cecile rise. «Non è niente. Si trova di frequente in quelle condizioni. Dovreste considerarlo

come un complimento. Significa che si è realmente divertito. Si potrebbe considerarlo una

misura del successo, cara» aggiunse guardandola di nuovo. «Sì, tutto sembra andare bene»

mormorò con un sorriso vago. «Eccetto, naturalmente, sir Charles Waverly.»

«L'amico di Leighton?» domandò Melissa sospettosamente. «Cosa c'è che non va?» Scrutò

tra la folla senza riuscire a individuarlo.

«Il ragazzo è afflitto per via della scommessa. Odia perdere, specialmente con Leighton» si
2010-07-19 18:44 Читать похожую статью
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